Léo trascina le suole consumate sull'asfalto bagnato di Viroflay. Il cielo, una coltre plumbea, pesa sulle sue spalle ingobbite. Il suo mackintosh giallo brillante si staglia contro il grigiore circostante, un faro solitario nel tetro mare di edifici. Si muove in avanti, come un automa disarticolato, scandito dal rumore delle gocce sulla plastica. I suoi occhi vuoti scrutano l'orizzonte bloccato, alla ricerca di una via d'uscita da questo labirinto di cemento e noia.