Asher, con gli occhi socchiusi, si lasciava trasportare dal caldo soffocante della giornata, con i jeans grigi che gli aderivano alle gambe come una seconda pelle. Camminava a passo lento non lontano dalla spiaggia di Venice, mentre i suoni della città - le grida dei gabbiani, i clacson lontani - si fondevano in un mormorio assordante. Il sudore gli imperlava la fronte, ma non sembrava farci caso, perso nel torpore di quella giornata estiva a Los Angeles.